Roma, 14 aprile 2025 - Si è aperta a Palazzo Simonetti-Odescalchi, nello Spazio Vittoria, la sesta edizione dell'Innovation Cybersecurity Summit, la piattaforma nazionale dedicata alla cyber defense, all'innovazione tecnologica e alla sicurezza digitale. Due giorni di lavori promossi dall'Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI), con la partecipazione di rappresentanti delle forze armate, delle istituzioni italiane ed europee, del mondo dell'impresa e della ricerca.
L'Italia nel mirino: i numeri di una minaccia crescente
Il quadro tracciato dai relatori è allarmante. Nel solo 2024 sono stati registrati oltre 2.500 attacchi cyber gravi a livello mondiale, con un incremento del 27% rispetto all'anno precedente. Nel 2025 il costo globale del crimine informatico ha raggiunto i 10.500 miliardi di dollari. L'Italia figura tra i paesi più colpiti, con quasi il 10% di tutti gli attacchi gravi registrati a livello mondiale - una quota, come sottolineato dal presidente di ANGI Gabriele Ferrieri, fortemente sproporzionata rispetto al peso economico del Paese.
I dati citati dalla lettera del Ministro della Difesa Guido Crosetto, letta in apertura dei lavori, confermano la gravità della situazione: nel 2025 gli attacchi gravi a livello globale hanno superato quota 5.000, con un incremento del 50%. In Italia si contano 500 casi registrati e una crescita annua del 42%. La nota positiva emerge però laddove si è investito in sicurezza preventiva: dove è stato adottato un approccio strutturato, le violazioni legate a vulnerabilità note sono diminuite del 79%.
La cybersicurezza è una questione di sovranità
Il filo conduttore dell'intera giornata è stato il concetto di sovranità digitale. «Oggi parlare di sicurezza cyber significa discutere di sicurezza nazionale, di politica industriale e di posizionamento geopolitico», ha affermato il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Alessio Butti in un videomessaggio. La sovranità, ha spiegato, non si misura più soltanto attraverso i confini fisici, ma passa per la dislocazione dei cavi sottomarini, l'organizzazione dei data center, le reti di telecomunicazione, le catene del software e le chiavi crittografiche.
In questo scenario, la dipendenza tecnologica si traduce inevitabilmente in vulnerabilità strategica. Per questo la Difesa ha avviato la costruzione di un Laboratorio di Intelligenza Artificiale che, entro il 2026, diventerà un centro di eccellenza nazionale per l'innovazione applicata. L'obiettivo dichiarato: passare dalla strategia alla soluzione in tempi rapidi, rafforzando la prontezza tecnologica e riducendo le dipendenze critiche.
Sulla stessa linea il messaggio del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha sottolineato la necessità di un approccio integrato alla sicurezza, in cui tecnologie come l'intelligenza artificiale, il cloud e il calcolo quantistico siano trattate non come rischi isolati, ma come leve di competitività e resilienza.
L'Europa davanti a un divario ancora aperto
Sul fronte europeo, gli interventi hanno evidenziato un ritardo strutturale. L'Europa non ha ancora raggiunto una piena autonomia strategica in materia di cybersicurezza, restando esposta su settori critici come le infrastrutture energetiche, finanziarie e di telecomunicazione. Il nuovo bilancio europeo - che prevede 500 miliardi sulla competitività e 100 miliardi sulla sicurezza, di cui una quota destinata alla cyber - rappresenta un'opportunità concreta per accelerare la costruzione di una capacità difensiva comune.
Il concetto al centro del dibattito è quello di cyber-hybrid: la fusione tra il dominio digitale e il mondo fisico, in cui gli attacchi si muovono in modo coordinato tra infrastrutture, sistemi informativi e spazio. Il confine tra i due mondi è sempre più sottile, e la sicurezza non si costruisce a compartimenti stagni. Il fattore davvero decisivo, in questo scenario, non è solo la disponibilità di strumenti tecnologici, ma il tempo: il tempo di comprendere, decidere e reagire.
Tecnologia, crittografia e il rischio quantistico
Tra i temi tecnici più rilevanti, la protezione dell'identità digitale e la crittografia hanno occupato un posto centrale. Giorgio Schvarcz di Thales ha illustrato come la gestione delle chiavi crittografiche nel cloud sia diventata una priorità assoluta: affidarsi alla sola fiducia nei confronti dei provider non è più sufficiente in un contesto geopolitico instabile.
L'orizzonte del post-quantum è poi sempre più prossimo. Il 31 marzo scorso Google ha annunciato che uno dei protocolli crittografici basati su curve ellittiche è stato potenzialmente violato in tempi più brevi del previsto - un segnale che la transizione verso algoritmi resistenti ai computer quantistici non può più essere rinviata.
Sul versante della difesa di rete, David Gubiani di Check Point ha sottolineato come la superficie di attacco si sia estesa ben oltre il perimetro aziendale. Gli attacchi veicolati tramite fornitori di terze parti sono tra le minacce più insidiose: «Dobbiamo guardare anche fuori dal nostro perimetro e capire cosa sta succedendo ai nostri fornitori, cosa si muove nel dark web, quali minacce stanno crescendo».
Giovani, formazione e responsabilità condivisa
Un messaggio ricorrente, declinato da più voci, ha riguardato il ruolo dei giovani e la necessità di investire nel capitale umano. Il mondo cambierà più nei prossimi dieci anni di quanto non abbia fatto negli ultimi cinquanta, è stato detto. Formare nuove generazioni capaci di muoversi con competenza nella complessità digitale non è una scelta, ma una condizione di sopravvivenza per il sistema-Paese.
L'appello ai giovani innovatori in sala è stato diretto: osare, non accontentarsi di migliorare ciò che esiste già, provare a immaginare ciò che ancora non esiste. Nelle fasi di cambiamento rapido, non prevale necessariamente chi è più forte, ma chi per primo collega discipline diverse e unisce competenza, creatività e coraggio.
Un cantiere aperto, non una vetrina
L'Innovation Cyber Security Summit si conferma, alla sua sesta edizione, come uno spazio di confronto operativo più che celebrativo. I lavori proseguiranno nella seconda giornata con sessioni dedicate a geopolitica, difesa aerospaziale, intelligenza artificiale e trasformazione digitale.
Il messaggio che chiude la prima parte della giornata è chiaro: la sicurezza non è né gratuita né garantita, e non è una questione per le sole forze dell'ordine, ma di tutta la società. Il futuro non si aspetta: si prepara.